A Bologna nel Seicento i ragazzi poveri – i”putti” –  “uscivano vestiti di nero d’inverno e di bianco in estate con una M e una croce sul petto”. Lo Statuto dell Opera dei Mendicanti (1574) racconta che, a causa delle guerre e delle carestie, mentre da un lato era venuta meno “il fervore della Cristiana Carità” nelle persone facoltose, “era venuto in tanto abuso il mendicare, che ignora si vedeva moltitudine grande di poveri e di altri sciagurati e di cattivi costumi, i quali non avendo veramente bisogno di mendicare, e volendo pur vivere oziosi e senza regola, simulando e fingendo estreme necessità con artificiose maniere e spettacoli di cavar denaro non senza offesa di Dio, e danno delle anime loro… questa feccia di ladri, meretrici ed altra gente di disonestissima vita e di  pessimi costumi”. Nel 1563 furono radunati nel cortile dell’Arcivescovado e deportati fuori città ” e condotti in processione, volenti o nolenti, a San Gregorio (oggi ospedale Malpighi): “sono cessati i disordini”. Poi “un’orribile carestia” riempirà di nuovo la città nel 1592 e si capisce che “i furfanti scellerati e vagabondi” sono solo “poveri maschili affamati”: si costruisce il Sant’Orsola  e vi si conducono “i poveri mendicanti infermi e mal condotti”. Anche le Corporazioni delle Arti e Mestieri sembrano aver superato il pregiudizio egoistico e aggiornano le opere sociali.

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