La mia amica Marinella Manicardi ha scritto per uno dei festival della filosofia di Modena un testo teatrale (che recita come sempre stupendamente) dal titolo “Corpi impuri”. L’impurità è quella del corpo femminile che si manifesta nella mestruazione: anche la parola era tabù fino a pochi anni fa (“la mia cose”, “il ciclo”, “le regole”) e la Chiesa non osa più ricordare che la festa della purificazione di Maria commemora lo spirare dei quaranta giorni di contaminazione di un  corpo che ha partorito (il “rientrare in santo”).

Ho trovato un riscontro “storico” in “Banditi a Partinico” di Danilo Dolci, del 1974. Lo riproduco per mostrare la vergogna sociale di aver insegnato alle bambine ad aver vergogna di sé.
<<Appena vengono…. le regole, subito una picciottedda non cammina più (sottinteso: per le strade). Di una non ancora signorina si dice: “Ancora cammina. Ancora va comminando.” Qui a tredici anni non cammina più nessuna. Combinazione proprio. Non proprio che ha a stare abburattata (buona, scatola: iscatolata). Massimo a due tre strade vicino, se gioca lì fora, al principio.” Sta attenta che ora non hai a crescere chiù” le dice la madre. Tanti genitori prima non ci dicono niente di ste cose. A me non mi dicevano niente mai. Quando io mi vitti (vidi) tutta macchiata, la prima volta io mi scantai (impaurii). Non sapevo cosa era. Non ci dissi niente però. Che mi pareva che mi cafuddava (picchiava), che mi diceva cosa. Io mi dica:”Soccu pò essere?), e mi scantavo. Le robe le misi in mezzo le altre robe che avevo io e poi le lavai. Me matre poi lo seppe l’altro mese, quannu poi le robe le misi in mezzo le robe sporche; non ci pensai più, le misi là. Poi, quando avviamo a lavare, mia madre, quando vite le cose, arrestai. E mi chiamai. Io lo vitti che le aveva viste. Dice: “Attìa (ehi, tu) che facesti?”. Io mi misi a chiangere e ci dissi: “Io che sacci?”, “Ca tu -dice – perché non mi dicevi niente?”. “Ca, mi scantava – ci dissi io – che mi cafuddavi”. Vedi, pur la mesta (placenta) quando nasce una femmina si butta nel gabinetto, in casa. Perché la femmina sta dentro, dice. Chi non ci ha il gabinetto, va nel gabinetto di una vicina: basta che è dintra, se è femmina. Perché la donna deve stare in casa, non va girando. Se è masculu, cresce lagnoso (pigro), a iatture in casa: non esce a travagliare, dice. L’omo è spartuto in quattro parti del mondo, e per la mesta fannu un fosso fori, in faccia a lu venti, in faccia a tutù lu mundu. Un fosso funnu (profondo) che qualche cane non la mangi, e buttano sopra pietre e terra>>

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