Significherà pure qualcosa se un’ex-parlamentare che avrebbe dimezzato il numero dei colleghi constatando la perdita di tempo nelle discussioni in commissione e dell’allineamento dei gruppi nelle votazioni in aula, oggi teme la riduzione proposta da un governo maggioritario che ha la forza di votare la “sua” riforma costituzionale in aula (risparmieremo tanti soldi, dice il solito Di Maio) che renderà totalmente flebile la voce dell’opposizione.
Infatti con pochi parlamentari fedeli e ricattabili dai vertici, non importa definire dittatoriale un governo: se le forze che hanno sottoscritto il “patto di governo” sono d’accordo, l’opposizione può anche miagolare, ma il rumore non lo sente nessuno e “si tira diritto”. Se per caso fossero divise, è pronta l’altra riforma costituzionale che istituisce il referendum consultivo e quello che non è passato in aula, può passare dalla consultazione “popolare”.
La Repubblica non più parlamentare, non più rappresentativa.
Il PD ha una grande responsabilità: deve rendere pubblico il gioco nefasto e dire le ragioni di un cambiamento di rotta. I partiti precursori l’hanno fatto altre volte…. Non possono essere complici.

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