Dunque “non una di meno” si fa determinata e propone a novembre una assemblea nazionale per proporre un Piano nazionale femminista contro la violenza. Il report dell’ultima riunione prevede capitoli del medesimo sui seguenti temi: 1)percorsi di fuoruscita dalla violenza, 2)legislativo e giuridico, 3)lavoro e welfare, 4)diritto alla salute sessuale, 5)educazione e formazione, 5)femminismi e migrazioni, 6)narrazione della violenza, 7)sessismo nei movimenti.
So che alle giovani che ripercorrono vecchie strade per realizzare desideri che sono stati quelli di almeno due generazioni fa – non trasmessi per incapacità di tutte le generazioni e i generi a sollecitare i giovani a riprendere il filo per altre tessiture – apparirebbe offensivo se sapessero il mio commento: mi sembra di tornare a quando, da posizioni politiche di sinistra, ma desiderosa di affrontare i miei diritti di donna, ho incontrato l’Udi, immemore che già prima del fascismo Anna Maria Mozzoni criticava Anna Kulisciof per le stesse ragioni per cui dopo il ’68 entrò in crisi l’Udi. Perché per voi sembra un offesa, ma state inventando l’Udi.
La connotazione mentale “di sinistra” fa velo ancora e, nel 2017, per fare “femminismo” ricominciamo a parlare di libertà o di lavoro (o di sciopero, come se difendesse i diritti) con la concezione del diritto mentalmente “uno”, come l’economia, la visione delmondoe i problemi internazionali, le concezioni sociali, l’antropologia, dio.
Il femminismo che ha fallito – quello della mia generazione – è stato quello che, tra rivoluzioni e riforme, ha subito il potere come concezione unica.  Oggi viviamo una crisi opportunissima – perché scombina e ricombinerà tutto – per infilarle dentro una concezione del vivere che sia altra. Altrimenti  sarà un’altra delle esperienze di almeno duemilacinquecento anni di storia di donne che “ci provano” (a ragionare con la loro testa di donne) ma che non possono/vogliono mettersi nel conflitto di potere per non diventare come chi usa gerarchie e violenza. Solo che questa volta potrebbe essere l’ultima o la penultima (magari non avrà successo, ma, se alla conservazione del materiale riproduttivo e all’embrione in provetta, si aggiungerà l’utero artificiale, saremo prevalentemente “persone”). Il futuro provoca più di altre volte…
Posso scommettere che qualcuna di voi finirà in Parlamento?

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