I costituenti con la parola cooperazione intendevano interventi di solidarietà senza fini di lucro a beneficio dei lavoratori e dei più svantaggiati, secondo la tradizione operaistica ottocentesca. Non era ancora diffuso nei paesi che non avevano colonie lo strumento della cooperazione di organizzazioni private come le britanniche Oxfam o Save the children.
Tuttavia, avendo la Costituzione carattere estensivo, la logica degli accordi internazionali e la crescita delle organizzazioni tese ad affermare e regolare i diritti del lavoro di cui all’art. 45 non sono estranee allo spirito dei diritti che si rinnovano e  si estendono. Peccato che il valore prescrittivo dei principi sia relarivo senza le norme applicative.
Gravi i peccati di omissione che, dopo settant’anni di libera Repubblica, vengono al pettine sempre più drammaticamente. Infatti come la cooperazione, i partiti e i sindacati rappresentano forme della partecipazione popolare, tutte entrate in crisi difficilmente rimediabile proprio perché mai normate. La forma-partito sarebbe stata messa in sicurezza da una legge che ne avesse definito significati, prerogative e limiti e ne avesse imposto la pubblicità dei bilanci. Anche il sindacato, lungi dal veder limitata la libertà garantita dall’art.39, si sarebbe giovato di una regolamentazione che ne avesse identiicato i requisiti e, anche qui, la trasparenza fiscale. La stagione delle grandi cooperazioni nate e poi sviluppate a fianco dei partiti o dei più modesti organismi associativi impegnati nelle situazioni bisognose di assistenza è sostanzialmente finita: oggi qualunque gruppetto di bravi ragazzi disponibile all’impegno umanitario si costituisce in cooperative sociali di cui chiede il riconoscimento per accedere al finanziamento di progetti italiani o europei; ma anche in Organizzazioni Non Governative spesso senza preparazione. Le Ong meritano tutto il rispetto a chi fa quello che dovremmo fare tutti nell’aiuto da dare al prossimo, soprattutto se in situazione di precarietà. Ma senza regole, con le buone intenzioni si può accettare la richiesta di aiuto non di chi ne ha effettivo bisogno, ma del trafficante che da anni – lo sanno tutti, anche qualche mafia italica – ne fa mercato.

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