Andavo al Centro Riforma dello Stato, dove lui era la figura più affascinante. Non ero “igraiana” perché non credo giusta l’ “appartenenza” nemmeno in politica; ma mi persuadeva, più di Amendola. Penso che davvero fosse un grande, anche perché rifiutava di esserlo. Infatti ne ricordo l’apparente timidezza: sarà stato duro e puro in determinate situazioni, ma nelle relazioni e perfino da presidente della Camera manteneva un indugio iniziale, come se cercasse di capire. A quella generazione il Pci davvero chiedeva una fedeltà da Inquisizione, se i media oggi riferiscono come “audace” la sua dichiarazione all’XI Congresso “non sarei sincero se dicessi che sono stato persuaso”. Era il 1966, va bene; ma, ugualmente, come si poteva imporre il consenso non nel voto, ma nell’esplicitare il pensiero? oggi non sarebbe pensabile (ma qualcuno ogni tanto ci prova ancora).
Un vero comunista, dice Rossana Rossanda. Secondo me la sola, grande “comunista” è lei: Pietro era  soprattutto poeta.

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