Ci fu un periodo nel nostro Parlamento, non so quanto recuperabile documentalmente, in cui, a proposito di riforme interne, si ragionò sull’accorpamento delle Commissioni Esteri e Difesa. Un criterio oggi ancor più opportuno: guai se la diplomazia non manterrà il controllo delle questioni difficili. Esemplare la contrapposizione Trump/Kim Yong Un: lasciati soli, sanno solo ordinare manovre muscolari e, se sfuggisse, per caso o di proposito, un missile, debbono fare la guerra per non perdere la faccia. Moon Jae-in, presidente della Corea del Sud ha approfittato delle Olimpiadi e, conoscendo sulla sua pelle i disastri della divisione e temendo che il suo paese fosse oggetto di un’altra escalation – questa volta per giunta nucleare – ha puntato sul dialogo senza farsi intimidire dalla marina americana, che da sempre “controlla” con impressionanti manovre militari le acque del Sud-est asiatico.

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