Giornata “del rifugiato”. Che cosa fare per oltre 60 milioni di esseri umani a cui diamo al massimo “i campi” delle nazioni unite, ironia del nome? ai “miei tempi” erano 30: come è successo? celebriamo senza responsabilità, come se fossimo ancora agli esuli tipo Foscolo o Mazzini che vanno a Londra….?
“Celebriamo” pure i tempi in cui, consapevole dei limiti di essere un’indipendente (avere un partito è già un potere), aiutavo il rappresentante dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati di Roma e soprattutto ricevevo allarmanti richiami della Roretta Carugno: non sapevano che cosa fare perché il nostro Governo era poco collaborativo. Ovviamente ci riconoscevamo come persone di passione comune per problemi che non sono solo umanitari: una volta non sapevamo come sbattere la testa perché c’era in sala transiti di Fiumicino un afgano che correva pericolo di espulsione e il nostro governo voleva respingerlo per il passaporto irregolare, come se uno che fuggiva la Kabul – era la prima guerra afgana – poteva passare prima a prendere il visto… (non ricordo come andò a finire, so di aver suggerito di portare il Tg). Avevo scritto un lungo articolo (“Il pianeta profughi”) per la rivista dell’Ipalmo “Politica Internazionale” apprezzato dal delegato Onu che mi venne a cercare per vedere che fare e da allora sono rimasta intrigata da un problema che avrebbe potuto essere anche mio (il babbo ebbe una fase di incertezza se rimanere con i suoi problemi occupazionali di antifascista o trasferirci in Eritrea: aveva perfino interessato l’amico Roversi Monaco, imprenditore del caffè). Posso rievocare quando fui invitata a Ginevra per un riconoscimento del mio impegno; me ne resta un documento (e la riproduzione di un bronzo di Perez Esquivel Nobel argentino salvato dal desaparecimiento) che mi fa piacere più di altri. Oggi non so che dire. Bisogna riformare la Convenzione di Dublino che bisognava non avere fatta. Bisogna ripensare se va bene dare 35 euro per ogni rifugiato agli enti che lo prendono in custodia mentre non gli è concesso lavorare e la corruzione abusa delle erogazioni “umanitarie”. E i rifugiati crescono ogni giorno, ormai indistinguibili dai migranti. Perché crescono i conflitti e le violazioni dei diritti.

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