SETTIMANA POLITICA 6 luglio 2020
Giancarla Codrignani
* Iniziare ridendo a parlare di semplificazione burocratica: nel 2010 il leghista Calderoli promise di incenerire 375 mila leggi inutili; vale a dire, precisa Tito Boeri, il doppio delle leggi introdotte a partire dallo Statuto Albertino.
*E’ richiesta sindacale che gli aumenti entrino subito nella busta paga. Ok, ma non sarebbe il caso di incominciare a mettere le basi per la partecipazione aziendale dei lavoratori?
* E’ il momento giusto per rinnovare i modi della cooperazione . Cooperazione tra aziende, con università, start-up, città. Le imprese capiscono più di tutti la necessità della condivisione.
* Ci si sta accorgendo finalmente che “piccolo non è bello”: è semplicemente contrario al principio della cooperazione.
* I poveri non possono spendere: se i ricchi non fanno degli atti di coraggio, perderanno tutto anche loro.
* La finanza diventa innovativa, i governi no
* Le Borse vanno bene, nonostante tutto: le banche sono piene di soldi.
* Il debito può perfino servire; ma solo se si pratica una politica economica sostenibile. Distribuire a pioggia è il contrario.
*  E’ il caso di tenere d’occhio le fiere: non servono al commercio diretto, predispongono l’export..
*  Saperci insieme non serva molto: non “vediamo” l’impoverimento dei paesi dove il covid19 imperversa.
* Per spendere correttamente bisogna “antivedere”. Né Conte né Zingaretti ci arrivano.
* Riflettere: i 170 emigrati dell’Ocean Viking, necessitano di ricollocazione rapida perché contagiati; alcuni residenti nei Centri fuggono per paura del contagio.

PER UNA CONCLUSIONE Il GIORNO DOPO: Dal Governo ci si aspetta sempre qualcosa. Chi é di mente critica può avere qualche pre-giudizio e da uno come Conte che ha governato con Salvini e con Zingaretti senza fare una piega anche oggi mi aspettavo cose all’altezza della sua spregiudicatezza. La semplificazione si sa che non è semplice, ma alleggerire gli appalti in presenza delle mafie non è il massimo. La rivoluzione di tutti i ponti, tutte le ferrovie e le grandi opere non sono “la rivoluzione”: bastava Berlusconi e il ponte di Messina. La cassa integrazione va ripensata strutturalmente, non basta prolungarla perché è destinata a finire. Le imprese pubbliche andrebbero accorpate e messe sotto un ombrello di competenze e vigilanza dello Stato con una prospettiva che ha in testa la ricerca (di ricerca non mi sembra si parli). Si taglieranno tasse? e no recuperare l’evasione? La tecnologia è una delle priorità, con la salute e la scuola. Peccato che l’informatica venga prima e da sola, per dare fondamento (e semplificazione) a tutto, sanità e scuola subito. Continua l’ambiguità sul Mes: se è per orgoglio nazionale è anche cretino: uno che si aspetta il debito va al 160 % deve sentirsi modesto. Tanto più  che tutti prevedono 4 milioni di disoccupati in autunno. Poi Salvini ci darà dentro a tutto spiano: Conte tornerà con lui? Se per realizzare 36 opere si nominano 36 Commissari Straordinari dove sta la semplificazione: le nostre amministrazioni valgono così poco? perché cancellare la loro responsabilità (altro colpo di genio, tranne che per il dolo? Il principio-guida fin qui è solo “spendere i soldi che ci daranno”: e se non diciamo “come” li spendiamo, restano i giudizi che ci fanno la pecora nera dell’Europa confermati.ogni giorno da un’Autorità europea o internazionale dopo l’altra. E vedere in giro per i governi europei Conte e all’Estero Di Maio non rassicura. A fare “rivoluzione” (parola di Conte era più bravo Berlusconi. Ma al Pd va bene così.

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