Anche noi, come gli ebrei e i musulmani, abbiamo discusso se raffigurare il divino sia idolatria. Non solo nelle sedi ereticali, ma nelle nostre città: tale Claudio, vescovo di Torino tra l’816 e l’828, “acceso da zelo sconfinato e senza freni, devastò e abbatté in tutte le chiese della diocesi non solo i dipinti di storia sacra, ma perfino tutte le croci”. Lo dice tale Giona di Orléans contemporaneo.
Non era matto: pensava che lo spirito, l’immateriale non può essere rappresentato senza decadere dall’altezza mistica  della sua irrapresentabilità. Cosa che ha senso.
Matti sono invece gli islamisti moderni che non pensano allo spirito né islamico né di noi “crociati”, se fanno della fede ragione di odio e non di pensiero.

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