Bisognerà farci due domande: come mai il bieco Bashar al Assad è stato inizialmente apprezzato come un Presidente moderato (l’Italia, ma non è stata la sola, gli ha nel 2008 attribuito il Cavalierato di Gran Croce, poi ritirato) e poi è diventato il despota sterminatore del proprio popolo? come mai oggi interpreta una nuova contraddizione e bisogna assolutamente deporlo, ma anche aiutarlo a non far arrivare lo Stato Islamico a Damasco? Sullo sfondo troviamo il lavoro di Obama sulle difficoltà che ha ereditato e  la fine dell’embargo all’Iran. Sono americani anche i precedenti: Saddam Hussein aveva usato i gas contro gli iracheni? Bush era sceso in guerra con il risultato della fine di un regime certamente non democratico,  ma anche di un bel po’ di disastri per la gente del paese. Non è una novità che gli americani siano prioritariamente alleati dell’Arabia Saudita: per questa alleanza hanno aiutato non i popoli dell’area a liberarsi dalle dittature (figurarsi la democrazia dei sauditi!), ma hanno fornito mezzi e armi “ai sunniti”. L’Iraq, infatti, è in maggioranza sunnita, ma governato dagli sciiti; idem la Siria, dove una popolazione in grandissima prevalenza sunnita, ha sempre mal tollerato un governo alawita. Gli alawiti – scisma islamico di tradizione sciita – saranno il 7/8 % degli abitanti e Assad, come suo padre, li governa con lo stato di polizia; ma ad Aleppo il vescovo cattolico prima della guerra faceva le processioni sulla pubblica via. L’Isis, siccome procede per ora con successo nell’imposizione sanguinaria di un Islam di guerra che è sunnita, ha rovesciato i giochi: adesso l’alleanza con l’Iran irrita i sauditi (anche Israele, le cui reazioni non illudono) e gli americani, che conoscono bene il poker del potere, si trovano ad armeggiare dentro le divisioni religiose del Medioriente. L’Europa si è sempre adeguata, ma oggi deve impedire che Hollande (elettoralmente in caduta libera) non faccia la bella pensata di andare alla crociata contro il sanguinario al-Bagdadi proprio mentre Al Zawahiri, successore di Bin-Laden e sunnita, lo contesta e, forse, la Libia si ricompone. La speranza è che sia in corso un gran lavoro diplomatico sotterraneo per evitare una guerra inter-islamica e che gli europei abbiano davvero capito che la guerra non è mai “la” risposta a nessun conflitto e a nessun terrorismo.  Avvengono perché non se ne cura la prevenzione; comunque ci bastano quelle, troppe, che sono in corso fuori dalla nostra area.

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