Due elementi di riflessione vengono dal Sudafrica. La prima: un’inchiesta rileva che nelle Università – dove dovrebbero più che in ogni altro luogo essere superate le distinzioni razziali – bianchi e neri non sono uguali. La seconda il governo ha avvisato che intende ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale.
Sono due denunce dell’impotenza della giustizia civile democratica. Non si possono aspettare i miracoli della cultura, ma nemmeno lasciar fallire le istituzioni nuove perché incapaci di far valere tutte le denunce e perché la Corte internazionale (non ratificata da Clinton e con la firma data all’atto dell’istituzione a Roma richiesta di cancellazione da Bush) non si è mossa per l’Argentina o l’Iraq e non sono infondate le accuse di prestare attenzione soprattutto ai crimini dei governi africani. Processare i crimini contro ò’umanità: facile a dirsi, se sapessimo come definire giuridicamente il genocidio nei casi ancora in corso e come identificarne i responsabili in un tempo in cui le responsabilità sono quasi indivisibili per le complicità dei governi anche democratici (quanto meno per la proliferazione o la compravendita delle armi) e la corruzione dilaga insieme con le complicità e ci trova sul fronte di tutte le guerre in corso.

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