Ho letto una bella similitudine. la Costituzione – art.53 – impone la progressività fiscale. Significa che i ricchi pagano più tasse dei poveri e il fisco deve seguire questo principio per realizzare equità, welfare e crescita economica. SE una famiglia ricca ha mille pagnotte e lo Stato gliene preleva metà, con le altre 500 può continuare a ingrassare e a lasciarne ammuffire in dispensa. Se in una casa invece c’è una sola pagnotta e le tasse ne sottraggono mezza, la famiglia ha fame. Sul mercato la millesima pagnotta si vende allo stesso prezzo di quella unica, ma vale meno. Nel 1974, in ritardo, l’art.53 diventò legge con l’Irpef , un’unica imposta generale, applicabile a tutti, con il sistema a (originariamente) 32 gradini (scaglioni), in base ai quali l’ultimo dei più ricchi arrivava al 72 %. Così era la legge del repubblicano Bruno Visentini. Negli anni venne modificata e stravolta: per i più ricchi le imposte sono al 45 %, i gradini si sono ridotti a 5 e basta superare i 28.000 euro lordi per subire la tassazione più alta del mondo. L’82 %dell’Irpef è a carico dei lavoratori dipendenti (52 %) e dei pensionati (30 %) che non possono sfuggire.
Senza contare le evasioni. E anche il divario in Europa sulle tasse di successione: 4 % contro 20 %GB e Usa (ma anche Francei, 5 e Germania 7).

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