TROPPE CRITICHE ALL’ESORTAZIONE POSTSINODALE AMAZZONICA su Koinonia e Adista
giancarla codrignani

Cari amici di cui solitamente condivido lo spirito critico, anch’io vorrei la cancellazione formale di articoli interni al Catechismo della chiesa cattolica o al codice di diritto canonico. Tuttavia non mi sfuggono le manovre dell’ala conservatrice vaticana che ha dichiarato guerra al “papa eretico”. Se controllate sui siti web è abbastanza impressionante la serie di dichiarazioni e interventi che alimentano il conservatorismo dei cattolici abituati alla pratica tradizionale che, come vanno in pellegrinaggio da padre Pio, così ascoltano Ruini, poi Salvini con o senza rosario. A rincalzo pezzi della gerarchia reazionaria ogni tanto mandano messaggi intimidatori: il cardinal Sarah, proprio in vista del Sinodo amazzonico, ha inviato l’ultimo intervento minatorio sostenendo il legame ontologico che vincolerebbe il sacramento dell’ordine al celibato, come se citare l’ontologia a questo proposito non fosse uno svarione filosofico e teologico strumentale e imperdonabile.
Vi rammaricate perché le richieste del Sinodo amazzonico (ricorso ai presbiteri sposati, estensione del diaconato, presbiterato femminile) sono state “respinte”. Ho letto da cima a fondo l’esortazione, note comprese (interessanti perché sono citati poeti e intellettuali come Eduardo Galeano, Pablo Neruda, Vargas Llosas che i fondamentalisti non hanno mai letto e se li leggessero sarebbero occasione di anatema); ma le richieste votate dalla cattolicità amazzonica non sono nemmeno nominate. Secondo me non conviene far pronunciare uno che non si pronuncia. Noi laici possiamo denunciare l’assurdo di un sacramento che esclude la libertà a causa di una sessuofobia storica che non ha mai impedito gli “scandali”, pedofilia compresa, mentre mette in contraddizione l’ordine e il matrimonio che sarebbero santificanti solo perché contra sextum. Purtroppo all’orizzonte clericale non si vede apparire nessuna “sardina coraggiosa” che si faccia portavoce di una posizione critica a proposito dell’amore – che è certamente dono di dio – negato a priori al clero che sarebbe contento di mantenere il celibato se lo potesse esercitare nella libertà dei figli di dio. Come autrice di un libro un po’ femminista contro il celibato, mi sono sempre domandata perché un presbitero preferisca andare dal vescovo a chiedere la dispensa piuttosto che scrivere un documento teologico e coinvolgere tanti colleghi più o meno autorevoli a sostenerlo.
Ma, per chiarire il mio convincimento, aggiungo qualche citazione dall’Esortazione per dimostrare che Francesco ha usato il fioretto gesuitico tenendo l’occhio sulla clava dei suoi avversari che, amabilmente mantenendo l’obbedienza al santo soglio, gli suggeriscono che cosa non deve fare. Infatti già con il titolo (“Querida Amazonia”) le suore comboniane sottolineano l’importanza di aver abbandonato il latino; ma subito dice: “Voglio presentare ufficialmente quel documento…. a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia”; tuttavia, subito dopo aggiunge, un po’ stranamente “Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente… Dio voglia che tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro, che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione”. Poi racconta i suoi sogni: il papa conferma di sognare cose fattibili, senza dire né chi o che cosa glielo impedisce e senza chiedere esplicitamente aiuto al popolo di dio di aiutarlo:
“Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa.
Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana.
Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste.
Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici”.
Soprattutto nell’ultimo sogno non sembra che ci siano esclusioni a verifiche sulle vie che lo Spirito può scegliere per confermare i doni dei nuovi volti se l’Amazzonia procederà sul cammino sinodale che non viene bloccato e dovrà andare avanti.
Poi l’esortazione si diffonde sulle tematiche che conosciamo bene e che da sette anni Eugenio Scalfari devotamente trascrive su Repubblica: arriva alla storia dei popoli indigeni, delle loro vicissitudini, fatte di dominazione, stragi, devastazioni per arrivare specificamente all’attualità del cattolicesimo locale “Occorre far sì che la ministerialità si configuri in modo tale da essere al servizio di una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia, anche nelle comunità più remote e nascoste. Ad Aparecida si invitò ad ascoltare il lamento di tante comunità dell’Amazzonia private dell’Eucaristia domenicale per lunghi periodi di tempo”. E qui inserisce la figura del presbitero e ribadisce il vincolo celibatario. Ribadendo anche l’importanza del laicato – cita anche le Comunità di base – aggiunge che viene lasciato “spazio alla molteplicità di doni che lo Spirito Santo semina in tutti. Infatti, lì dove c’è una necessità particolare, lo Spirito ha già effuso carismi che permettano di rispondervi. Ciò richiede nella Chiesa una capacità di aprire strade all’audacia dello Spirito, di avere fiducia e concretamente di permettere lo sviluppo di una cultura ecclesiale propria, marcatamente laicale. Le sfide dell’Amazzonia esigono dalla Chiesa uno sforzo speciale per realizzare una presenza capillare che è possibile solo attraverso un incisivo protagonismo dei laici”.
Non sono persona che si fa illusioni e capisco che sia giustificata l’interpretazione deludente. Ma – forse mi preoccupano troppo le ossessioni dei denigratori – credo che non potesse prendere la spada e dire a Sarah: “mio caro, all’Amazzonia non sta a cuore l’ontologia ma guarda le sette protestanti – che non piacciono nemmeno ai protestanti italiani – prive di problemi e di diocesi desertificate: i loro ministri sono ammogliati e un padre di famiglia e di testimonianza provata presiede la loro santa cena. Se però tu non puoi uscire dal Tridentino e non riesci a leggere il Vangelo e ad incarnare la Chiesa nel 2020, non puoi impedirmi di sognare i “segni dei tempi” del solo predecessore che non ho nominato nell’Esortazione perché la citazione di Benedetto e Giovanni Paolo II era dedicata a te, inguaribile oppositore del Concilio Vaticano II. Ma sogno anche che il popolo di dio – che a quei tempi era ancora fragile e non si rese conto che gli veniva scippato dagli stessi curiali che si oppongono a miei interventi il contenuto di verità di un Conclio subito accusato di essere finalmente pastorale e non dogmatico – oggi sia così responsabile da impedire a te e ai tuoi sodali di desertificare il cattolicesimo condizionando i valori cristiani universali e non settari”. Per cui, cari amici, sarei del parere di essere meno esigenti e di avere più tempestività nell’iniziativa: se la chiesa è in uscita, significa che è tra noi. Probabilmente qualcuno di noi è anche sognatore. Ma con un po’ di coraggio potremmo dare una mano.
Sembra fuori contesto, ma il 28 febbraio verrà presentata in iniziativa pubblica – presente il presidente del Parlamento europeo, il direttore della Fao, il presidente di Microsoft e di Ibm, oltre a mons. Vincenzo Paglia – la Rome call for AIEthics, la “Carta etica sull’intelligenza artificiale”, necessaria per un uso della scienza a beneficio del mondo. Spero che se ne parli a lungo, ma intendevo solo sottolineare il coraggio di affrontare tempestivamente l’argomento prima che non sia più sottraibile agli interessi di mercato e, peggio, di dominio. Mi ha colpito che l’iniziativa esce dalla Pontificia Accademia per la Vita, che contraddice le iniziative “pro vita” degli integralisti che pregano alle porte delle cliniche ginecologiche.

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Giancarla Codrignani

è una femminista, scrittrice, giornalista, politica e intellettuale italiana, impegnata nel movimento per la pace e - laicamente - di area cattolica, più volte parlamentare della Repubblica.

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