don Vitaliano Della Sala, sospeso a divinis dal vescovo di Montevergine su sollecitazione di Benedetto XVI per aver partecipato al Gay Pride, aver criticato il card. Sodano per il ruolo avuto nel Cile di Pinochet e per “i contatti con movimenti che non sono in armonia con il Tuo stato sacerdotale”, è stato reintegrato dal vescovo di Avellino mons. Arturo Ajello e nominato direttore della Caritas.

Il vescovo di Hildesheim mons.Heiner Wilmer, già superiore dei dehoniani, parlando sulla presunta purezza della Chiesa e del suo potere clericale ha definito “profeta” Eugen Derwermann, un prete-contro, teologo e psicanalista, autore del libro Funzionari di Dio, psicodramma di un ideale che fu causa del suo allontanamento dall’insegnamento e dalla predicazione e del suo successivo abbandono del ministero e dell’appartenenza cattolica. Quel libro  è stato presentato a Bologna nel 1990 per mia iniziativa, non per impegno personale ma per azione dimostrativa espressa polemicamente per dimostrare che basta poco per dare un contributo di parrhesia di cristiani nonché cattolici alla città e non alle solite conventicole: non spesi quasi nulla: mi fu consesso l’archiginnasio, Drewermann era già in Italia e passava per la nostra città e interpellato accettò, le spese di pubblicità furono zero…. ma come fare? siamo così timidi da non capire che non è testimonianza andare a messa….

Il 25 gennaio 2019 ricorrevano sessant’anni dall’annuncio pubblico del Concilio Vaticano II da parte di Giovanni XXIII. Non si è fatta memoria del “modo” con cui quel papa arrivò all’annuncio pubblico. Infatti fu un capolavoro di strategia da parte di uno che conosceva bene il Vaticano. Parlò dell’intenzione con il suo segretario sotto il vincolo della confessione, attese una cerimonia nell’abbazia di San Paolo a cui partecipava la stampa anche internazionale e nella sala in cui commemorava l’evento, annunciò il Concilio: la Curia fu informata mentre le telescriventi diffondevano nel mondo la decisione che papa Giovanni aveva sottratto ai freni curiali.

La chiesa cattolica in Congo si è impegnata politicamente nelle elezioni che dovevano vedere, secondo i sondaggi, la vittoria del candidato popolare, già dirigente della Mobil, Martin Fayulu candidato della coalizione di opposizione Lamuka (Sveglia) che 40.000 osservatori cattolici nel paese hanno, controllando le votazioni, ritenuto legittimo vincitore. Invece è risultato  battuto da Felix Tshisekedi, leader della coalizione per il cambiamento Cach, che si ritiene abbia trovato un’intesa con Kabila, destinato continuare per interposta persona a guidare il paese. Il ricorso alla Corte (nominata da Kabila) ha dato esito negativo. Dopo vent’anni di potere ed avere condizionato esercito, servizi e interessi con le multinazionali (Eni compresa, cfr. inchiesta della Procura di MI) mantiene il controllo sul Parlamento e il Governo. Così la Chiesa, la si volti come si vuole, ha perso: anche quella Conferenza episcopale sarà bene che impari vie più laiche….