Cent’anni fa don Sturzo e il Partito Popolare. A Congresso di Bologna Sturzo precisa: essere cattolici identifica la religione, essere un partito è la vita pubblica; che è laica. Esce un opuscolo di p.Gemelli, portavoce della parte vaticana spaventata dal comunismo, che sostiene un partito non “cattolico” per non compromettere la Chiesa, ma “ispirato ai valori cattolici”, identitario. Nelle elezioni del 1921 il Psi perde 34 deputati, il Pci ne guadagna 16. Si piazzano i Popolari, entrano i fascisti. C’è un approccio con Turati che gli ricorda che un’alleanza con il Psi la Chiesa gliela farebbe pagare cara (e Sturzo risponde che lo stanno già facendo). Per un nuovo governo Sturzo pensa a Bonomi e avversa (lui è un uomo del Sud, è per il decentramento, mentre Giolitti è centralista) Giolitti, il trasformista che passa il fucile dalla spalla sinistra alla destra, come sintetizza Gramsci,  e con la lista Democrazia Sociale appoggia se stesso; invece entra Facta. E’ il 1922: marcia su Roma, cade anche Facta. Mussolini – i popolari hanno votato a favore di tutti i governi – sa che è necessario risolvere la “questione romana”, prende al governo qualche cattolico: Sturzo nel ’23 attacca Mussolini perché nessuno deve usare la Chiesa per fare la sua politica. Mussolini chiede la testa di Sturzo e il card. Gasparri gli toglie la segreteria e fa dimettere i cattolici popolari. Il 7 luglio del ’23 Sturzo scrive una lettera di protesta al Papa….
Sulle cause del fascismo che oggi siamo indotti a ripercorrere non sottolineiamo mai la responsabilità della Chiesa che è più grave per aver inventato il destino della DC allora che non il sostegno a M. che gli risolveva la questione romana con i benefici del Concordato. E’ grave pensare l’impensabile di un fronte antifascista a Montecitorio nel 1923 al posto dell’Aventino?

 

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