Ogni tanto mi fermo a pensare: non sono tutti uguali. In fondo, se noi subiamo un discutibile ruolo precostituito, il loro è assai peggiore. Per questo portiamo pazienza: non faremmo cambio. Ma se ci innamoriamo di un gentiluomo scopriamo che il massimo comunicazione amorosa è il silenzio: lui non sa verbalizzare i sentimenti, perché il ruolo “forte” esige il rispetto della forza e la debolezza delle emozioni che obbligano al riconoscimento valoriale della partner. Ne deriva che il diritto deve essere normativo e neutro, fondato sul principio di estraneità al pregiudizio a partire da quello sessista: le donne sono pur sempre persone e hanno gli stessi, uguali diritti: ma la parola uomo “comprende” la donna.
Qualche dubbio c’è sempre stato e nel 1487, quando uscì il Malleus maleficarum che condanna le streghe, Erasmo da Rotterdam immaginava, nel “Colloquio tra un abate e un’erudita” che una signora intelligente contestasse il proprio ruolo e minacciasse “ci prenderemo le vostre mitrie”… In questi giorni un giornale, Repubblica D, affrontava un altro, connesso problema: “Perché gli uomini violentano? Semplice: perché pensano di farla franca”. Abbastanza vero; infatti hanno sempre fatto conto di non sapere che, quando il rapporto non è consensuale, si tratta di stupro: per varare la legge che confermava il reato ci vollero vent’anni perché anche i comunisti non accettavano che fosse tale la forzatura della moglie.
Per tornare ai secoli scorsi Simona Feci e Laura Schettino, autrici de La violenza contro le donne nella storia, hanno raccontato quante volte nel corso dei secoli le sentenze dei tribunali si sono basate sul diritto dei maschi. Antonia Sanvitale, una che – non era l’unica – osò, nel 1606, portare in giudizio il marito Aurelio Dell’Armi, che riconobbe vere le accuse di tradimenti, percosse e segregazione, non trovò ragione perché lo scandalo delle grida di lei rovinava l’immagine pubblica di lui; e un amico di famiglia giustificò sostenendo che, quando le mogli disubbidiscono, è “lecito e conveniente dargli qualche schiaffo, pugno o percossa leggiera e ciò per correzione”. Non poche le assoluzioni dei malfattori nei casi di ragazzine stuprate che i tribunali colpevolizzavano perché usavano, nonostante la debita innocenza dell’età, parolacce plebee e per avere “straordinaria malizia”. Succede ancorai e qualcuno si meraviglia se le donne non denunciano. Nel profondo della psiche maschile i domenicani del Malleus ebbero partita vinta contro Erasmo: evidentemente siamo streghe e non concorreremo per le mitrie: è un deterrente che delle tante migliaia di persone giustiziate in Germania tra il Cinque e Seicento il 75% erano donne. Fortunatamente non smisero di chiedere perfino le mitrie….

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